Se non voglio più
insegnare attraverso la mancanza…
allora come posso fare?
Posso partire dalla mia presenza:
con mio figlio,
con il mio compagno,
con me stessa.
Perché è con l’esempio che insegno,
cambio e ispiro.
Insegniamo a nostro Figlio
a dire grazie
per i pasti che ha preparato la mamma?
Sa tutto il processo
che c’è dietro quello che ha nel piatto?
È stato con noi a fare la spesa?
Sa dove si trovano le cose,
come prenderle,
metterle nel carrello?
Sa quanto tempo
la mamma resta in piedi a cucinare?
Ha provato a farlo da solo?
È mio marito ad essere il primo a dirmi:
“Grazie amore,
per averci preparato da mangiare”?
Se mio marito dà questo esempio,
anche nostro figlio lo seguirà.
Anche se è ancora piccolo,
partecipa a tutto quello che succede in casa.
Sa cosa c’è nel frigo,
sa dove stanno le cose.
Sa come si pulisce, e lo fa con noi.
Quando qualcosa si rompe – la ripara
insieme al papà.
E io arrivo e dico:
“Grazie ragazzi –
grazie a voi abbiamo di nuovo
la luce / la lampada / il calore.”
Quando nostro figlio si arrabbia
perché non può giocare con il papà
quanto vorrebbe,
gli raccontiamo
quanta forza serve a papà
per lavorare tutto il giorno –
dalla mattina alla sera.
Gli mostriamo quello che abbiamo.
Cosa possiamo comprare.
Cosa possiamo fare insieme.
Ne parliamo.
Qualunque sia il tema.
Spieghiamo
non più in termini di sacrificio,
ma di causa ed effetto.
Di azioni e conseguenze.
Perché non è affatto scontato
che lui lo sappia.
Noi lo sappiamo,
perché lo abbiamo vissuto.
Ma lui no.
Lui è ancora quello piccolo.
A meno che non iniziamo a coinvolgerlo.
Con le parole.
Con la presenza.
Con il fare insieme.
Posso anche attingere
alla mia presenza emotiva.
Perché i bambini imparano osservando.
E in casa… chi osservano?
La mamma e il papà.
Posso imparare la gratitudine.
Io, per prima.
Per poi condividerla con lui.
Quando io vivo nella gratitudine,
quando io apprezzo davvero ciò che c’è,
mio figlio crescerà in quello stesso spazio.
Come si impara la gratitudine?
Ogni volta che arriva un pensiero
che vorrebbe criticare o lamentarsi:
Vedilo – Fermati – Cambialo.
Aggiungi qualcosa di positivo.
Cerca qualcosa che costruisce.
Una frase gentile.
Cambia. Sostituisci.
Quando lo costruirai dentro di te,
tuo figlio avrà un nuovo esempio davanti agli occhi.
Quel desiderio
di cercare un altro modo…
è una svolta.
Un salto generazionale.
Non più attraverso il dolore.
Non più attraverso la vergogna.
Non più attraverso la mancanza.
Ma attraverso la presenza.
Attraverso il lavoro su di sé stessi.
Attraverso il riconoscimento delle emozioni,
dandole un nome.
Ecco a cosa servono queste mattine.
(Ne ho parlato all’inizio)
Silenzio.
Concentrarsi su se stessi.
Ritrovare la propria pace
fin dal mattino.
Anch’io un giorno ho cominciato.
E i risultati sono ispiranti
per me stessa,
e per la mia Famiglia.
Ed è quello che auguro anche a te.
❤️
Che tu possa vivere con più leggerezza.
Con più libertà.
Con più gentilezza.
Se non voglio più imparare dal dolore.
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