Perché ho bisogno del pensiero positivo

Perché dovrei pensare in modo positivo? 
“Ma dai, non è un po’ poco realistico?”
dicono a volte le persone.

Ma il pensiero positivo non è far finta. 
È un vero cambio di abitudine:
passare dal giudicare e lamentarsi
a rivolgere la propria attenzione verso ciò che ci fa bene.
Se guardiamo alla nostra vita
dal punto di vista della nostra Energia Vitale, 
allora ogni giorno la stiamo creando da capo.

Le nostre parole hanno potere 
solo nel significato che noi diamo loro. 
Se sono cariche di “questo non mi piace”, 
“questa cosa mi dà fastidio”, 
allora è proprio quell’energia
che stiamo costruendo per il nostro domani.
Ma se cominciamo a fermarci, 
e a trasformare ciò che ci infastidisce 
in qualcosa che ci piace,
che ci entusiasma, 
allora iniziamo a cambiare l’abitudine di generare energia bassa.
E non lo facciamo per qualcun altro 
– lo facciamo per noi stessi.

    Vedi – Fermati – Cambia

    Chiediti:
    Quanta parte del bene di oggi 
    l’ho creata io con i miei pensieri,
    le mie parole, le mie emozioni?
    Perché tutto si somma.  
    Ed è quello che costruisce il nostro domani.

    Se cambio le regole dentro di me, 
    all’esterno il cambiamento deve avvenire.
    Se mi impegno ad alzare la mia media interiore, 
    tra un mese vedrò la differenza.  
    E tra un anno, sarò in un posto completamente nuovo e più bello della mia vita.
    È il lavoro interiore
    che trasforma l’esterno.

    ! E no, non si tratta di sorridere a forza, 
    ma di iniziare a farsi finalmente le domande giuste, 
    quelle che ci aiutano a uscire dall’emozione bloccata.
    Se sono arrabbiata perché qualcosa è successo, 
    allora perché sono arrabbiata? 
    Cosa ha fatto scattare quella situazione dentro di me? 
    Qual è la radice più profonda di ciò che mi infastidisce?

    1. Seguo sempre la mia Emozione.
      È come il mio Cartello Stradale. 
      Mi dice la mia verità – su di me.  
    2. Raccolgo informazioni sulla mia emozione
      (non su Marco o Anna). 
      Mi concedo tempo e spazio per questo, 
      l’ho sepolta io, quindi ora la rispetto. 
      In quel momento della vita, sapevo solo fare così.
    3. Ritorno a me stessa – al mio centro – scelgo una nuova reazione. 
      Se riesco. 
      E se ancora non riesco, 
      almeno provo a fermarmi
      e non proiettare come facevo prima.

    Lavoro con l’Emozione che si è attivata.  
    Scopro il più possibile su di me. 
    Non la metto a tacere.  
    Ci sto seduta in silenzio per 5 minuti.
    – Cosa vuoi dirmi? 
    Su di me, non sugli altri.

    E poi ritorno a me
    – al centro –
    mi fermo, se riesco, 
    e scelgo di nuovo.
    Non la versione reattiva.  
    Non quella esplosiva 🙂  

    Scelgo quella che mi fa bene.  
    Quella che cambia il bilancio
    della mia giornata in positivo, 
    per me.  
    Non per qualcun altro.

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