Io devo scegliere.
Non ciò che è meglio per me.
Ma come sopravvivere.
Che cosa devo lasciare.
Che cosa devo seppellire.
Che cosa devo consegnare.
Quando il mio mondo si spezza a metà.
Io mi spezzo a metà.
In quel momento, il mio bambino interiore abbandona tutto ciò che non gli permetterà di sopravvivere.
Non c’è tempo.
Non c’è esperienza.
Non ci sono strumenti.
I tagli sono biologici.
Evoluzione.
Di che cosa ho bisogno per non morire?
Rimane solo la biologia.
Taglio via i sentimentalismi.
Non posso sentirmi non amata una seconda volta.
Non ne ho bisogno.
Lo trasformerò in qualcos’altro.
E così, pezzo dopo pezzo.
Scavare fino a ritrovare tutto questo, più tardi, richiede molto tempo e molto impegno.
Scavare per arrivare, finalmente, a comprendermi.
Per arrivare, finalmente, ad accettare che questo mi ha quasi uccisa.
Per arrivare, finalmente, a lasciare andare tutte quelle “maschere” di sopravvivenza che mi ero messa addosso per sopravvivere.
Scavare significa integrarmi di nuovo.
Nella mia sola verità.
Ciò che è mio.
E ciò che non lo è.
Scavare significa dissotterrarmi emotivamente.
Scuotermi di dosso tutto questo.
Scegliere.
E Restituire.
Tutte quelle parti di me che allora ho dovuto abbandonare.
In tutti quei momenti così intensi per me, abbandonavo ogni volta una parte diversa di me.
Oggi le chiamo tutte.
Oggi le invito tutte a tornare.
Perché ormai sono adulta.
Perché ormai so come fare.
Perché ormai ho gli strumenti.
Perché ho me stessa.
❤️